Fonte: Il prezzo della libertà - storie di lotta partigiana nel Canavese - TULLIA DE MAYO - VINCENZO VIANO - Edizione A.N.P.I.
La rappresaglia e la crisi degli ostaggi
Il 21 giugno, in risposta alla cattura di militari cecoslovacchi da parte dei partigiani, i fascisti rastrellano 64 civili a Pont, portandoli a Ivrea come ostaggi. Dopo pressioni del clero e del Procuratore di Stato, ne vengono rilasciati 34. I restanti rischiano la fucilazione, se non saranno restituiti i soldati cecoslovacchi.
Una delegazione, con il pievano Don Patrito, cerca mediazioni con i comandi partigiani e le autorità, ottenendo alla fine una dichiarazione firmata dagli stessi cecoslovacchi in cui affermano di essersi uniti volontariamente alla Resistenza. L’esecuzione viene annullata, ma gli ostaggi restano in carcere. Le famiglie sono sostenute dal movimento, ma la liberazione sembra ormai impossibile.
Il gruppo "Piero Piero"
In questo clima teso e incerto, si segnala l’attività del gruppo partigiano denominato “Piero Piero”, attivo nelle zone tra Pont Canavese e le valli circostanti. Composto principalmente da giovani del posto, il gruppo era legato alla 47ª Brigata Garibaldi, e svolgeva azioni di sabotaggio, presidio del territorio e rifornimento. Il nome, popolare e ripetuto, richiamava un nomignolo usato localmente, ma divenne presto sinonimo di affidabilità e coraggio. I “Piero Piero” si distinsero per la conoscenza del territorio montano e la capacità di muoversi rapidamente tra i sentieri e le borgate, svolgendo un ruolo chiave nel mantenere aperti i collegamenti tra i distaccamenti e nel garantire la sicurezza ai rifornimenti diretti a Pont, divenuto ormai centro logistico della Resistenza nella zona.
Pont Canavese liberata dai partigiani – giugno 1944
Il 25 giugno, dopo duri scontri, i partigiani liberano Pont Canavese, importante snodo strategico per l’accesso alle Valli Orco e Soana. Le formazioni scendono dai monti per presidiare il paese: le strade si riempiono di combattenti in divise improvvisate, accolti con entusiasmo dalla popolazione, in particolare dalle operaie tessili, che avevano già sostenuto la lotta fornendo bende, camicie e coccarde.
Pont, di salde tradizioni antifasciste, diventa sede del comando della piazza, affidato al capitano Mario Roscio. Vengono affissi manifesti del CLN, stabilite difese, postazioni armate, e si inizia l’epurazione. I viveri vengono razionati equamente e parte la propaganda per nuovi arruolamenti. Il paese si trasforma in un vero e proprio distretto partigiano.