Mons. Canonico Patrio: il Piuvan di Pont Per i pontesi è sempre stato “Il Piuvan”, perché ha retto la parrocchia per ben 54 anni. Il suo arrivo a Pont risale al 20 settembre del 1935, quando giovane vice parroco entrò a far parte del clero pontese, allora guidato dal Pievano Teologo Giovanni Cresto. Aveva da poco ultimato i suoi studi iniziati a Torino, presso i Tommasini, e completati nel Seminario Diocesano di Ivrea. Riteneva che l’esperienza in una parrocchia come quella di Pont, allora centro commerciale e industriale di notevole importanza, gli sarebbe stata utile per un successivo incarico come parroco in altra sede. Come dicevano i vecchi, però, “l’uomo propone e Dio dispone”: si trovava a Pont con un incarico temporaneo, in occasione dell’annuale fiera di San Matteo, con l’idea di restarci per un periodo più o meno lungo di preparazione. Non lasciò più Pont. Il Signore aveva per lui progetti diversi, perché alla morte del Teologo Cresto, nel dicembre 1937, su richiesta della popolazione pontese ricevette l’incarico di Pievano della Parrocchia di Santa Maria e San Costanzo. L’8 aprile del 1938 fece l’ingresso solenne e il 21 maggio dello stesso anno ne divenne ufficialmente il parroco. Non fu facile occupare il posto di un parroco importante come Don Giacomo Carli, e lui stesso ne era consapevole. L’importante restauro di San Costanzo e del celebre pulpito del Teologo Cresto, noto per i suoi studi biblici e le sue omelie di eccezionale elevatura, lo aveva reso noto anche fuori dalle mura pontesi. Per molti degli emigrati, nati o legati a Pont tra il 1912 e Bessener, “il Piuvan”, diceva, doveva pure apparire come un’istituzione umana e insieme un “store” per le varie necessità del cuore, che da sempre toccano uomini e donne di ogni età. Il parroco era un riferimento costante, una figura presente, che aveva vissuto un periodo di profonda e responsabilissima unione con la popolazione, condividendo momenti di gioia e dolore. Quando un giorno il suo Vescovo, nel momento in cui lo elesse a Canonico della Cattedrale, gli ripeté spesso: “Spero che tu sia all’altezza per ricoprire un così gravoso incarico”, egli pensava tra sé: “Questa gente mi ha voluto, i miei giorni, con l’aiuto di Dio, saranno dedicati a loro anche Lui lo vorrà”. I suoi giorni, e qualche volta anche le notti, sono stati spesi per Pont e per i pontesi tutti: credeva di poter affermare di aver operato per tutti e con tutti i parroccchiani che hanno bussato alla porta della Parrocchia. Negli anni, cercò — con l’aiuto dei tesorieri — di conservare le chiese e le cappelle sparse sul territorio, ritenendole testimonianza di una fede semplice, ma incrollabile, che ha sostenuto la popolazione aiutandola a superare le difficoltà di ogni genere: guerre, epidemie, carestie, alluvioni, difficoltà lavorative ed economiche. Insieme ai pontesi e ai tanti validi collaboratori che il Signore ha voluto al suo fianco, condivise i giorni tristi e quelli lieti, fino al momento in cui, per sopraggiunti motivi di età e di salute, chiese di venir sollevato dall’incarico ormai gravoso di Parroco, sicuro che al suo posto Dio avrebbe scelto un ottimo successore. Un giorno, quando già era ospite al castello di Valperga, si chiese dove avesse trovato la forza morale per svolgere il suo compito, oltre che in Dio. Non ha avuto difficoltà a rispondere: “nella mia famiglia e nei miei parrocchiani”. Nella famiglia: il padre, uomo semplice e profondamente credente; la madre che lo preparò con il suo stile di tenerezza; la donna che negli ultimi sei anni della sua vita, la sorella, e la sua famiglia, furono fondamentali per condividere i momenti difficili che ogni uomo si trova ad affrontare. I suoi parrocchiani: la loro stima per la sua persona, l’affettuosa benevolenza con cui l’accolsero nelle visite ufficiali in occasione delle feste di borgata o personali in momenti lieti e tristi, la fiducia nei momenti più cruciali della storia del paese, dalla guerra alla chiusura della “Fabbrica”, lo hanno supportato ogni giorno. I pontesi avevano capito che li amava, che condivideva i loro giorni, che li raccomandava quotidianamente al Signore. Quando raggiunse i novant’anni di parrocchia, ebbe l’ardire di affermare: “Verranno a Pont parroci più zelanti e preparati di me, ma nessuno vi amerà più di me”; e la sua gente sapeva che erano parole sincere. Quei sentimenti furono permanentemente testimoniati dall’intitolazione alla sua persona della salita verso San Costanzo, che ogni giorno lui percorse più volte. Permise infine di concludere queste note confidando una delle gioie più grandi che il Signore gli concesse: aver potuto accompagnare all’altare ben 15 sacerdoti e alla vita consacrata 5 laiche; confidando che altri pontesi seguissero l’esempio di questi giovani che hanno risposto “Sì” alla Sua chiamata. Dio lo chiamò a sé il 28 maggio del 1998. Attorno al suo feretro c’erano tutti coloro che aveva amato e per i quali ha speso le sue forze, il suo tempo e le sue energie; a tutti confermò che li ricorderà presso Dio Ponte e la cara popolazione che ha tanto amato in terra.