Fonte: Dell’Emigrazione Canavesana a cura di Gino Vernetto
Francesco Pietro Raimondo Marta nacque a Parella il 2 febbraio 1870, in una casa dove il legno profumava di fatica e tradizione. Figlio di Martino Marta, detto “minusiere” – cioè falegname –, e di Giuseppina Martinetti, crebbe in una famiglia numerosa, eterogenea, e intrisa di un forte senso di appartenenza. Il nome “Frank” con cui è ricordato negli Stati Uniti è la naturale americanizzazione di Francesco, ereditato da suo nonno secondo l’usanza canavesana.
I Marta provenivano da San Giovanni dei Boschi, frazione di Castellamonte, e si stabilirono a Parella a inizio Ottocento. Fu Francesco, il nonno, a legare il destino della famiglia al borgo parellese grazie al servizio prestato a Carlo Presbitero, maggiore di battaglione e figura illustre del paese. In segno di riconoscenza, il militare lasciò al Marta la casa di via Roma 8, oggi ancora abitata dai discendenti. Una nota a margine, ma carica di significato: Francesco, non potendo pagare le 25 lire annue dovute alla chiesa come lascito testamentario, compì per anni, ogni domenica, personalmente la Via Crucis, come annotato dal parroco don Valle nel 1880.
Emigrò negli Stati Uniti verso la fine dell’Ottocento, ma la sua prima comparsa certa nei registri d’arrivo di Ellis Island risale al 1893. Da quel momento cominciò la costruzione di una figura unica: editore, tipografo, agente consolare, imprenditore, “court commissioner” e infine commerciante agricolo nella California degli anni ‘30. Fu fondatore e direttore del settimanale “La Nostra Terra”, primo giornale in lingua italiana del Wisconsin, edito a Hurley.
Il suo nome appare su numerosi documenti ufficiali: intestazioni di lettere, permessi, money order e perfino contratti di nozze. La sua ascesa imprenditoriale è testimoniata dalle testate del giornale stesso, in cui pubblicava i suoi servizi: assicurazioni, agenzia marittima, lavori tipografici, rimessa di denaro e persino servizio di traduzioni. Si firmava a volte come Frank, a volte Raymond, a sottolineare l’ambivalenza di chi, pur radicato nei valori della famiglia e della terra d’origine, seppe reinventarsi nell’America dell’epoca.
Nel 1909 sposò Louise Bonino, figlia di un suo collaboratore e cofondatore del giornale. Ebbero un figlio, Raymond, nato nel 1916. Le lettere conservate dai discendenti e pubblicate negli archivi familiari raccontano una personalità affettuosa, costante nei pensieri rivolti alla madre vedova e sempre legato alla famiglia d’origine, anche nei momenti di tensione. Non mancavano però anche le divergenze tra fratelli, come documentano le lettere e le scelte patrimoniali condivise con il fratello Pietro.
A partire dal 1927, Frank si trasferì a Fresno, in California, dove si dedicò al commercio di frutta e prodotti agricoli. Qui concluse la sua vita il 15 dicembre 1955, all’età di quasi 86 anni. Louise lo seguì quindici anni dopo, nel 1970. Entrambi riposano nel cimitero della città.