Fonte: Lorella Boetto
Dalla Borgata Boetti alla 19th Street
Quando si parla di emigrazione, si pensa spesso agli uomini. Ai padri, ai figli, ai fratelli che partono, soli, verso un mondo sconosciuto. Ma ci sono donne che, nella Storia, hanno fatto molto di più che seguire. Maria Lucia Boetto, nata nel 1898 in Borgata Boetti di Pont Canavese, fu una di quelle donne che, per tenacia, lucidità e coraggio, sono diventate matriarche nel senso più vero e profondo del termine.
Figlia di Giuseppe Domenico Boetto, allevatore e commerciante di latte, e di Carola Calcio Gaudino, Maria nasce in un mondo semplice ma solido, fatto di pascoli, famiglia e lavoro. La sua vita, apparentemente destinata a scorrere tra le valli del Canavese, prende una piega inaspettata il 7 giugno 1919, quando sposa Giovanni Pietro Ceretto-Obertino, minatore reduce dal Michigan e reduce anche – e non è dettaglio – dalla Grande Guerra.
Giovanni ha il fuoco dentro. Parte presto per l’America, lavora sotto terra nei tunnel di Calumet, torna in Italia per lo sciopero e finisce a combattere sul fronte. Ma poi, finita la guerra, riparte. Maria è incinta, Giovanni parte lo stesso. Nel 1920 nasce la primogenita Cesarina, che lui vedrà solo tre anni dopo, quando Maria, con la bambina per mano, lo raggiunge a Niagara Falls, in uno di quei quartieri italiani costruiti letteralmente mattone dopo mattone.
Sembra l’inizio di un sogno americano: lui lavora alla cartiera, loro vivono in una casa bifamiliare sulla 19th Street, che si può finalmente chiamare casa. Arrivano altri tre figli: Flora, Mary, Dominic. Ma nel 1929, mentre crolla la borsa di Wall Street, crolla anche il destino della famiglia: Giovanni muore di polmonite.
Maria resta sola. In un paese straniero. Con quattro figli sotto gli otto anni. Niente inglese, niente reddito, niente aiuti. Eppure, ed è qui che questa storia si fa storia universale, Maria resiste, si reinventa, combatte.
Trasforma la casa in pensione, affitta il piano superiore, accoglie cugini appena sbarcati, cucina, produce vino e grappa che vende in cortile, dove allestisce anche un campo da bocce, che diventa punto di ritrovo di Little Italy. Gestisce tutto con un’autorità naturale, una forma di reggenza domestica che le permette di tenere unita la famiglia e sopravvivere alla Grande Depressione.
Nel 1932 sposa Dolfo Guerrucci, ma è chiaro da subito che la casa è ancora il regno di Maria. Dolfo si adegua. Arriva un quinto figlio, Ralfi, e la leggenda vuole che i fratelli, ignari di come nascano i bambini, siano convinti che sia uscito dalla borsa del dottor Carlino.
Durante la guerra, i figli crescono, frequentano scuole e nuovi quartieri, ma tutti la domenica tornano alla 19th Street, dove Maria governa la cucina come fosse un parlamento familiare. I nipoti – dodici in tutto – sanno che possono giocare ovunque, tranne che lì, dove gli adulti chiacchierano, mangiano, decidono.
Maria vede nascere cinque generazioni, ma si spegne nella seconda metà degli anni ’70, ormai anziana, ma mai piegata. Ancora oggi la sua discendenza si estende dal New Hampshire alla California, e ogni ramo della famiglia conosce la leggenda della nonna Maria, che con vino, pazienza e ferrea disciplina tenne insieme un mondo intero.
Qualche anno fa, John Boetto, uno dei suoi nipoti, divenuto vice-governatore di Niagara Falls, è tornato con il figlio a Pont Canavese, per vedere con i propri occhi le radici di quella storia, accolto dal sindaco Bruno Riva. Perché la memoria, se è coltivata, fa il giro lungo, ma torna sempre a casa.