Fonte: Lorella Boetto
Il mugnaio che vide l’oceano
Immaginate un giovane canavesano del 1877, figlio di mugnai, primogenito di dieci figli, nato a Castellamonte ma con sangue di Prascorsano e radici a Pont Canavese. Si chiama Lorenzo Perona e ha un carattere irrequieto. Cresce tra pale di mulino, sacchi di grano, ruote che girano e rumore d’acqua, ma sogna altro. A 18 anni, quando molti coetanei si preparano a rilevare il mestiere del padre, lui prende e parte. Per l’America.
Siamo nel 1895. L’Europa è in pieno travaglio sociale, l’America è il miraggio di chi ha braccia forti e poche pretese. Lorenzo attraversa la Francia, si imbarca da Le Havre e sbarca a Castle Garden, New York. Si dirige subito verso il Michigan, terra di miniere, ferro, rame, polvere e fatica. Finisce a Calumet, dove lavora come trammer, mestiere durissimo: trascina vagoncini pieni di roccia sotto terra. A ospitarlo è Giorgio Bigando, probabilmente un compaesano.
Per un periodo Lorenzo torna in Italia. Forse per gli scioperi, forse per nostalgia, o forse per quella irrequietudine che lo accompagna per tutta la vita. Ma l’America lo richiama. Nel 1902 è di nuovo a bordo, sulla nave La Gascogne, diretto a Calumet. Stavolta la permanenza è più lunga e significativa. Nel 1904 sposa Caterina Vacca Cavallotto, originaria di Valperga. Matrimonio canavesano d’oltreoceano, celebrato da don Molinari nella chiesa di Santa Maria.
I figli arrivano: Francesco nel 1906, Carolina nel 1908. Poi nel 1910 Caterina torna in Italia – da sola, con i figli – e lì nasce Domenica detta “Chinota”. Lorenzo, intanto, resta in Michigan, continua a lavorare come trammer, sempre ospite dai Bigando. Ma la famiglia, di nuovo, lo richiama. Si ricongiungono e si spostano a Globe, Arizona, e poi a Los Angeles, California, dove nel 1913 nasce Carlo.
Poi scoppia la guerra. Nel 1917 Caterina, intrepida, torna ancora una volta in Italia con tutti i figli, partendo da sola, in nave, in pieno conflitto mondiale. Si racconta che una delle bambine, Carolina, si perse durante lo sbarco: si era aggrappata alla gonna di un’altra donna. Una madre con cinque figli piccoli, un baule, e l’oceano alle spalle. Lorenzo non li segue. Forse per evitare l’arruolamento. Forse perché non riesce a dimostrare la propria identità: si dice che non si trovasse il suo certificato di nascita.
Nel 1919, finita la guerra, Lorenzo torna in Italia. Si stabilisce con la famiglia a Valperga, dove lavora nel mulino.
Ma la sua storia con Pont Canavese non è finita. Nel 1925 prende in affitto il mulino delle Rogge, detto “Mulin dle Ruse”, dalla Manifattura Mazzonis. C’era una clausola: l’acqua prima di tutto serviva alla manifattura, quindi niente lamentele nei periodi di magra.
Nel 1926 muore Caterina, e Lorenzo resta con i figli. Nel 1944 anche lui muore a Pont, chiudendo un’esistenza che ha toccato tre continenti, quattro stati americani, due guerre, cinque figli e una montagna di farina.
Ma la storia non finisce con lui. Il figlio Carlo prende in mano il mulino, lo porta a una capacità di 10 quintali al giorno, sposa Irma Configliacco Ciagne, e nel 1940 nasce Nilver, nome svizzero dato in omaggio a un incontro fortuito sul Lago Maggiore.
E qui la storia diventa sportiva. Nilver è sciatrice, maratoneta, atleta master, campionessa italiana in molte discipline: giavellotto, disco, martello, peso. Una carriera portata avanti con la forza silenziosa che forse ha ereditato dal nonno trammer, che sollevava pietre e sognava il sole della California.