Fonte: Lorella Boetto
Un pontese tra le miniere del Michigan
Immaginate Pont Canavese nella primavera del 1842: un borgo di montagna ancora stretto nella sua economia tradizionale, alle soglie del cambiamento che le manifatture e la ferrovia porteranno solo decenni dopo. In questo contesto nasce Vital Coppo, il 9 aprile. La sua famiglia non ha nulla di eccezionale, ma lui – come tanti altri giovani canavesani dell’epoca – sogna l’America. E ci va davvero, partendo giovanissimo, nel 1859, a soli diciassette anni.
Il primo impatto è il Quebec, ma la vera svolta arriva poco dopo, nella Upper Peninsula del Michigan, dove trova impiego in una delle imprese minerarie più importanti al mondo: la Franklin Mining Company. Lavora estraendo zinco, ma la vita dell’emigrante non è mai una linea retta.
Nel 1863, accade qualcosa che oggi faticheremmo a comprendere. Vital, saputo di essere stato chiamato alle armi in Italia – un’Italia appena fatta, sia chiaro – torna indietro. Lascia l’America, affronta un viaggio di settimane per rispondere a un richiamo militare. Si presenta in ritardo, certo, ma viene accettato. E combatte. Cinque anni sotto le armi nella guerra contro l’Austria: un esempio rarissimo, quasi commovente, di senso dello Stato in un'epoca in cui lo Stato italiano esisteva solo sulla carta.
Finita la leva, gira l’Africa per un anno (chissà in che ruolo, forse come tecnico militare o lavoratore specializzato) e poi torna di nuovo in America nel 1870, questa volta definitivamente.
Lavora per la Calumet and Hecla Mining Company, una delle regine del rame nella “Copper Country” del Michigan, e in breve tempo si assicura ampi terreni forestali. Un passo avanti nella scala sociale dell’immigrazione: da manovale a imprenditore boschivo.
Ma non basta. Nel 1874 apre una pensione a Red Jacket (oggi Calumet), nel Michigan settentrionale. L’anno dopo apre un saloon. Poi ingrandisce tutto. Ricostruisce l’edificio in muratura. Lo chiama Coppo Block. Un pezzo di Canavese portato in Michigan con ostinazione e senso pratico.
Nel Coppo Block vivono affittuari, passano operai, commercianti, un sarto (John Rastello), un’infermiera, perfino una società elettrica. Vital è ormai un uomo rispettato. Titolare, impresario, direttore della New Haven Coal Mining Company, tesoriere per vent’anni della Società Beneficiaria Italiana di Calumet: una delle tante società di mutuo soccorso che tenevano in piedi il tessuto degli italiani d’America.
La sua vita familiare è altrettanto densa. Forse si sposa due volte. La prima moglie si chiamava Maria Bausano, dalla quale nasce Katherine “Katie”, nel 1868, forse durante una pausa fra la fine della guerra e la nuova partenza. Poi sposa Maria Lucia “Lucy” Rastello, nata anch’ella a Pont Canavese nel 1844: e qui si apre un lungo capitolo di radicamento americano, con nove figli, molti dei quali attivi a Calumet e in altri stati.
Di questi figli, alcuni muoiono giovani. Uno, Victor, a soli 16 anni. Un altro, Vital junior, a otto mesi. Ma altri si laureano, sposano, mettono su famiglia. John B. Coppo diventa avvocato, Peter Frederick si sposta a Detroit, Rosa “Rosie” si sposa con Fred Cheli. E così via. Una genealogia che testimonia il successo silenzioso, faticoso, della diaspora alpina negli Stati Uniti.
Vital Coppo muore il 18 aprile 1910 a Laurium, Michigan. È sepolto nel Lake View Cemetery di Calumet, accanto a Lucy, morta nel 1916. Una tomba semplice, ma che racconta una storia che ha dell’incredibile: un montanaro partito a piedi dalla Valle Orco che diventa imprenditore nel cuore industriale degli Stati Uniti.
Questa storia, come molte altre, non è nei libri di scuola. Ma dovrebbe esserlo.