Tratto da: La Brasa e la Spluvia
Pont Canavese, 1922. Sotto la rocca che vigila la strada verso la valle Orco, nasceva in un angusto locale la Tipografia Roberto, fondata da Ottavio Roberto. Non era solo un’officina di stampa: era una bottega artigiana di idee, di precisione e di resistenza. Lì dentro, tra casse di caratteri mobili e odore di inchiostro, cominciava una piccola epopea tipografica destinata a segnare la storia locale.
Con il tempo, e con la crescita del lavoro, la tipografia cambiò più volte sede: da Fond Pont, oggi piazza Europa, alla centrale via Caviglione, per poi approdare definitivamente, nel 1941, in piazza Craveri. Ad ogni trasloco corrispondeva una nuova macchina, un salto di qualità, un allargamento dell’attività. Un giorno, la macchina automatica più moderna dell’epoca fu sistemata nientemeno che nel salotto buono di casa: un gesto che dice molto più di mille manuali sull’attaccamento al mestiere.
Tra i clienti, nomi di peso: la Manifattura di Pont, le Officine Genisio, le aziende De Coster, Cerletti, Neirotti, i Bertoldo di Forno, gli autotrasportatori Rainero e Vigo. Biglietti da visita, manifesti, etichette, carta intestata… tutto passava dalle mani attente degli stampatori. Con una cura che oggi, nell’epoca del correttore automatico e del layout in 5 minuti, pare quasi sacrale: ogni composizione veniva studiata, allineata, provata, corretta. Il carattere aveva un peso, la forma una funzione, la parola un valore.
Durante la guerra, la tipografia diventò qualcosa di più: una cellula clandestina di resistenza. Tra il 1943 e il 1945, Ottavio Roberto stampò in segreto Socialismo e Libertà, un opuscolo firmato Giuseppe Saragat, che in incognito si recò a Pont a verificare il lavoro. Fu un atto di disobbedienza civile gravissimo per l’epoca, che gli sarebbe potuto costare la vita. Ma i caratteri, come i valori, furono ben nascosti. E la stampa resistette.
Ottavio morì nel 1956, dopo una vita passata tra piombo e carta. Suo figlio Giovanni, recentemente scomparso, ne proseguì l’opera con la stessa cura e passione. La tipografia rimase un presidio di cultura e precisione, un luogo dove ogni riga stampata era anche un atto di artigianato consapevole. Non si dimentichi che Ottavio fu anche fondatore, nel 1932, del Gruppo Alpini del paese, capostipite di una famiglia orgogliosa della sua appartenenza.
Oggi, quando si attraversa piazza Craveri, si può forse ancora percepire, dietro il silenzio di una vetrina, l’eco di un torchio in funzione, il rumore secco dei caratteri mobili, l’odore della carta appena uscita. La storia della Tipografia Roberto è la storia di un paese che ha saputo scrivere — e stampare — la propria dignità.