Fonte: Torre Ferranda e il borgo di Pont - Comune di Pont Canavese
Nel cuore del medioevo canavesano, tra le aspre rocce che dividono la valle dell'Orco e quella della Soana, si consumò una guerra feudale lunga un secolo, fatta di arroccamenti, torri contese, assedi, mine, incendi e trattati violati. Pont Canavese, oggi paese di fondovalle, era allora uno snodo strategico per il controllo dei passaggi verso la pianura, e questo ne fece il centro di un intreccio violento tra le ambizioni delle casate dei San Martino e dei Valperga.
A vegliare sui confini dei rispettivi poteri sorgevano le torri. La Ferranda, che ancora oggi si staglia intatta sopra l’abitato, era parte del castello dei Valperga. Costruita solidamente su un affioramento di gneiss, alta oltre 32 metri, dotata di mura spesse due metri e di una cisterna da 26.000 litri alla base, si configurava come una “torre castellata”: un’architettura difensiva autonoma, con una logica militare precisa. L'accesso era sopraelevato, raggiungibile solo da una scala di legno rimovibile, e gli ambienti interni, sei in tutto, erano organizzati su livelli in parte coperti da volte murarie. Le sue fasi costruttive si leggono ancora oggi nella muratura, nei cantonali bugnati, nelle feritoie, nei segni di adattamenti e modifiche, come la leggera irregolarità di una parete, forse indizio della presenza di un edificio preesistente a cui la torre dovette adattarsi.
Di fronte alla Ferranda, sull'altro lato dello sperone, sorgeva il castrum Pontis dei San Martino, del quale resta una sola parete, oggi inclinata e scomposta rispetto alla posizione originaria: una “scaglia”, come la definì il cronista trecentesco Pietro Azario. E fu proprio in quegli anni – tra il 1339 e il 1343 – che l’orgoglio delle due famiglie sfociò nella cosiddetta guerra del Canavese. I Valperga, con l’aiuto degli uomini di Cuorgnè, riuscirono ad assaltare e minare il castello dei San Martino, distruggendolo quasi completamente. La torre resistette solo in parte: fu colpita, sventrata, ma restò in piedi, anche se inclinata, come se si ostinasse a testimoniare quella sconfitta.
Col tempo, le torri e i castelli persero la loro funzione bellica. Le guerre si fecero più grandi, i feudatari meno autonomi. Già nel Quattrocento il Canavese entrava stabilmente sotto il controllo sabaudo, e le antiche rocche finivano abbandonate. Ma la loro storia – segnata da trattati violati, assalti e pietre resistenti – rimane scolpita nei muri, visibile nei merli murati, leggibile nelle crepe. Come sempre accade in queste valli, dove le rocce ricordano meglio degli uomini.