La borgata di Raie, con il suo silenzio e la tranquillità che la caratterizzano, è un luogo che parla di un tempo lontano, in cui l’uomo viveva in armonia con la natura, pur lottando contro di essa. Nonostante la quiete che la pervade oggi, sono evidenti i segni della presenza dell'uomo: galline in un pollaio, cani legati, prati curati e orti coltivati. Tutt’intorno, il bosco sta lentamente riappropriandosi degli spazi che un tempo erano stati conquistati faticosamente dal lavoro umano. Il primo edificio che si incontra arrivando alla borgata è la chiesa, costruita sulla rupe a monte delle case. Risale alla metà del 1700 e fu iscritta nel registro delle chiese da Mons. Pochettini nel 1778, dedicata alla SS. Trinità. Questo luogo sacro è al centro della vita spirituale della borgata. Un altro patrono molto sentito è S. Firmino, vescovo di Uzes, che viene ricordato nel calendario il 11 ottobre. La figura di S. Firmino è legata a un piccolo dipinto, posto su una casa della borgata, che lo rappresenta ai piedi della Vergine, con un letto avvolto dal fuoco. Questo dettaglio forse simboleggia la sua protezione in occasione di un incendio che potrebbe aver minacciato la borgata.