Fonte: Gian Piero Bertoli
La grotta della Boira Fusca, incastonata ai piedi della Quinzeina, ha svelato negli anni Settanta un sorprendente passato: quello dei primi abitanti del Canavese. Le campagne di scavo hanno riportato alla luce segni di presenza umana che vanno dal Paleolitico inferiore fino all’Età del Bronzo, con un livello neolitico particolarmente ricco di reperti. Tra sepolture e utensili in selce, quarzite, opale e cristallo di rocca, è emersa una delle testimonianze preistoriche più antiche del Piemonte. In questa fascia montana esposta al sole, i primi cacciatori–forse di origine ligure–scelsero ripari naturali, sfuggendo alla violenza del fiume Orco che, in quel tempo, era ben più impetuoso. Con il tempo, queste popolazioni discesero a valle, attratte dai terreni più fertili. Secoli dopo, sarebbero giunti i Salassi, noti per il loro consumo di sale e per la lunga resistenza all’avanzata di Roma. Una resistenza che durò oltre un secolo, fino alla sconfitta per fame, ma che ancora oggi racconta una storia di identità e tenacia.