Fonte: Claudio Danzero
Nel 1824, in piena rivoluzione industriale, i cotonieri savoiardi Duport scesero dalle Alpi per fondare a Pont una delle prime manifatture tessili del Piemonte. Il sito ideale? Una valle con tanta acqua per far girare le turbine, e tanta povertà per trovare manodopera a basso costo. La fabbrica si costruì devitalizzando la vecchia strada per la Valle Soana: nacquero nuovi edifici industriali e case per le operaie, chiamate a frotte dalle borgate montane.
Due sorelle, provenienti dai pascoli alti tra Mont Pont e Pian Cerese, invece che entrare in filanda, aprirono una piccola osteria accanto alla strada: un’idea geniale. Quando la fabbrica installò accanto alla turbina una macchina a vapore – tecnologia modernissima per l’epoca – la trattoria prese il nome che l’avrebbe resa celebre: Trattoria del Vapore.
Per oltre un secolo fu il cuore caldo del quartiere operaio di Villanuova. Ci si veniva per un bicchiere, una partita a carte, o per prenotare il pranzo da asporto col barachin, il tipico contenitore in alluminio. Il lunedì si mangiava bùsècca (trippa con verdure e fagioli), la domenica sera fagioli con le cotiche. C’erano trote e tinche in carpione, ma soprattutto la mitica fritura doussa: semolino dolce con mandorle amare, scorza di limone e un ingrediente segreto.
Gestita per generazioni dalla famiglia Giacoletto Roggio-Rastello, fu molto più di un’osteria: era un’istituzione sociale. Ma quando negli anni Sessanta la manifattura chiuse, la vita operaia del quartiere scomparve. La trattoria resistette fino al 1979, per poi spegnersi lentamente, lasciando il ricordo di un'epoca in cui il vapore muoveva non solo le fabbriche, ma anche la vita quotidiana.