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Pont Canavese è un paese che sembra custodire nei suoi vicoli l’eco dei secoli. Un tempo chiamato Rondilitegna dai Salassi, antico popolo delle montagne, per la sua posizione di “passaggio tra due valli”, ha attraversato epoche, dominazioni e leggende.
I Romani lo ribattezzarono Ad duos pontes, i Due Ponti, e già questo nome racconta la sua natura di crocevia, di luogo in cui si incrociano destini. I secoli successivi lo videro trasformarsi in un centro vitale, fortificato, dove il Re Arduino fece costruire castelli e torri, alcuni dei quali – come la Tellaria e la Ferranda – ancora oggi vegliano sul paese, memori delle rivolte popolari dei Tuchini.
Su un promontorio chiamato Monte Oliveto si staglia la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, considerata la madre di tutte le chiese della valle. E non lontano, la chiesa di San Costanzo – eretta su un’antica cappella – conserva ancora oggi otto colonne scolpite nel gneiss delle montagne locali, lo stesso usato per i ponti di Torino e le residenze reali. Pont era anche un centro commerciale fiorente: la sua Via del Commercio, oggi Via Caviglione, un tempo porticata e animata da botteghe artigiane, fu talmente viva da ispirare gli architetti del Borgo Medievale al Valentino.
Le fiere di San Matteo e di San Luca richiamavano mercanti persino dalla Savoia e dal Genovesato. A regolare questo traffico, già nel Medioevo, nacquero gli Statuti di Pont e delle Valli, veri codici di legge ante litteram, i più antichi di tutto il Canavese. Ma oltre alla storia scritta, Pont è intrisa di storie sussurrate: come quella di Madama Rua, strega trasformata in corvo nero nella Torre Tellaria, o della lingua francoprovenzale che ancora resiste, soprattutto nella Valle Soana, come segno di un’identità unica, orgogliosamente “a nostra moda”. In ogni pietra, in ogni racconto, Pont Canavese ci ricorda che la memoria non è solo passato: è un modo diverso di stare al mondo.