Nel cuore del XIX secolo, a Pont Canavese, c’erano operai e operaie che non aspettavano che qualcuno li salvasse. Se c’era un problema – malattia, infortunio, bisogno di istruzione – la risposta era: “diamoci una mano tra di noi”. Così, il 27 giugno 1869, nasceva una delle prime Società di Mutuo Soccorso d’Italia. Non era solo un’associazione, era un’idea potente: che la solidarietà potesse funzionare meglio del caritatevole paternalismo borghese.
Il bello? Già nel nome: “Associazione generale di mutuo soccorso fra gli operai d’ambo i sessi”. Avete letto bene: “ambo i sessi”. Una rivoluzione per l’epoca. Altrove si parlava di operai, punto. A Pont, invece, si dava spazio anche alle operaie. E infatti, nel 1872, si costituisce la sezione femminile. Non una concessione, ma un riconoscimento. Le donne c’erano, lavoravano, avevano bisogno di tutele e sapevano organizzarsi.
Poi, come sempre, la burocrazia e la realtà si rincorrono. Solo nel 1891 arriva il riconoscimento giuridico ufficiale. Ma il fermento non si ferma. Anzi, negli anni Trenta cominciano a girare idee ambiziose: perché non unire le forze con la Cooperativa di Consumo? Due entità popolari, due anime dello stesso spirito mutualistico. Ma ci vorranno cinquant’anni, vari cambi generazionali e tanta pazienza. Alla fine, il 23 giugno 1984, si compie l’unione: nasce la Società Mutuo Soccorso – Cooperativa di Pont Canavese.
Nel frattempo, c’era stata un’altra fusione importante, e forse ancora più simbolica: quella tra uomini e donne. Il 3 settembre 1962, le donne – con la lucidità e il coraggio che spesso anticipano i tempi – propongono ai colleghi uomini di fondere le due sezioni. E dal 1 gennaio 1963, la società è davvero unica. Si chiama Associazione generale di mutuo soccorso, previdenza e istruzione fra gli operai d’ambo i sessi di Pont Canavese. Non solo mutuo soccorso, ma anche istruzione: perché la cultura è una forma di emancipazione.
In un’Italia che ancora non aveva lo Stato sociale, in un Piemonte dove la fabbrica cominciava a cambiare i ritmi della vita quotidiana, la SOMS era un’ancora. Un luogo dove si trovavano medici, sussidi, corsi di aggiornamento, conferenze, e – cosa non da poco – dignità.
Da via Destefanis 9, la sede storica, la SOMS ha continuato a lavorare, a supportare, a creare reti. Ha aiutato la nascita di altre società simili in tutto il Piemonte. E ancora oggi, dopo oltre 150 anni, continua ad esistere. Non è un museo. È viva, fatta di persone, di storie, di idee.