Piero Martinetti - 1872 – 1943
Immaginate un professore di filosofia, nato a Pont Canavese, che un giorno si trova davanti a una scelta impossibile: firmare fedeltà a un regime in cui non crede o perdere tutto. Pietro Martinetti sceglie la strada più difficile: non firma. È il 1931, e questo gesto di enorme coraggio gli costa il posto all'università. Ma chi era davvero Martinetti? Era un pensatore fuori dal comune, uno che credeva che la filosofia non dovesse essere solo roba da libri polverosi, ma una guida per vivere meglio. Studioso di religioni, libero da dogmi, ha sempre difeso il diritto delle persone a pensare con la propria testa. Silenzioso, schivo, eppure capace di gesti clamorosi, Martinetti è un piccolo grande eroe della libertà di coscienza. Ancora oggi, la sua voce sembra dirci: non svendete mai ciò in cui credete.
In una lettera a Guido Cagnola del 21 dicembre 1931, scrive: «Ella ora saprà che io sono uno degli undici (su 1225 professori universitari! ne arrossisco ancora) che hanno rifiutato il giuramento di fedeltà fascista e che perciò sono stati o saranno fra breve espulsi dall'università. Mi consolo d'essere in buona compagnia: Ruffini, Carrara, De Sanctis (lo storico), Levi Della Vida (l'orientalista), Volterra(il matematico), Buonaiuti e qualche altro. Mi rincresce non tanto la cosa, quanto il modo: e mi rincresce che si sia fatto e si faccia rumore intorno al mio nome. Ma come fare? Giurare per me era tanto impossibile quanto una impossibilità fisica: sarei morto d'avvilimento».
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